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Obiettivi della Qualità: Cosa Cambia con la ISO 9001:2015

La ISO 9001 edizione 2000 aveva incluso la necessità di definire gli obiettivi per Qualità per aiutare a guidare il miglioramento continuo del Sistema di Gestione della Qualità (SGQ).

E’ bene far presente che i requisiti di questo importante elemento di un SGQ non sono rimasti gli stessi e l’ultima versione 2015 dello standard ha apportato alcune modifiche al modo in cui un’azienda deve stabilire gli obiettivi per la Qualità.

Mentre il processo per stabilirli non è sostanzialmente cambiato, nella ISO 9001:2015 è stato incluso una formulazione aggiuntiva che chiarisce e completa meglio questo processo.

La versione precedente della norma affermava semplicemente che gli obiettivi documentati dovevano essere misurabili, coerenti con la Politica per la Qualità e stabiliti in tutta l’azienda.

Con l’ultimo aggiornamento dei requisiti, vi è un’ulteriore necessità richiesta:

  • monitorare, comunicare e aggiornare gli obiettivi

In particolare l’organizzazione deve stabilire gli obiettivi per la Qualità necessari per il sistema di gestione relativi:

  • ai diversi livelli funzionali
  • ai diversi livelli dei processi pertinenti

Pertanto, essi devono:

  1. essere coerenti con la politica per la qualità, correlazione diffusamente mancante nelle aziende certificate ISO 9001:2015
  2. essere misurabili;
  3. tenere in considerazione i requisiti applicabili;
  4. essere pertinenti alla conformità dei prodotti e servizi
  5. aumentare la soddisfazione del cliente;
  6. essere monitorati;
  7. essere comunicati;
  8. essere aggiornati;

Questi obiettivi, così come la Politica per la Qualità, devono essere documentati.

Gli obiettivi, inoltre, non basta stabilirli, bisognerebbe infatti dare evidenza della “Ratio” e del perché sono stati scelti qualitativamente e quantitativamente determinati target piuttosto che altri, quindi devono essere pianificati. In altri termini, è necessario dare evidenza di come si intende ragionevolmente raggiungere i propri obiettivi per la Qualità:

  1. cosa sarà fatto;
  2. quali risorse saranno richieste;
  3. chi ne sarà responsabile;
  4. quando sarà completato;
  5. come saranno valutati;

Si ricorda sempre, però, che stabilire un obiettivo senza la sua pianificazione, monitoraggio e riesame non è un modo efficace per migliorare un SGQ.

La logica circolare PDCA (Plan-Do-Check-Act) deve essere quindi sempre applicataanche agli obiettivi per la Qualità.

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COS’E’ LA QUALITA’?

Succede spesso di sentir parlare di Qualità, anche a sproposito.
Vediamo, dunque, di capire cos’è.

Ogni giorno siamo bombardati dalla parola “qualità”. ma cos’è davvero la Qualità (con la “q” maiuscola) e come si raggiunge?

Proviamo a fare un semplice esperimento: prendiamo in mano un quotidiano o una rivista e osserviamo in quali contesti viene citato il termine “qualità”. Lo ritroveremo utilizzato negli ambiti più disparati, con significati completamente differenti tra loro e per scopi diversissimi.

La stessa cosa capiterà se proveremo a chiedere a dieci persone diverse cosa significhi per loro “qualità”. Con molta probabilità, anche questa volta, ci ritroveremo con dieci definizioni completamente differenti.

Pirsig sosteneva che, definire la qualità in termini oggettivi, non fosse affatto facile mentre è facile rilevarne la mancanza. Quando manca la qualità, infatti, ce ne accorgiamo subito.

La qualità può essere intesa come caratteristica (la conformità alle specifiche tecniche) o come valore (l’adeguatezza all’uso) ed è un concetto relativo che, come tale, può essere definita in molteplici modi, proprio perché si compone di una parte fortemente oggettiva (gli aspetti tecnici che devono soddisfare le specifiche del cliente) ma anche di una parte assolutamente soggettiva (gli aspetti che devono soddisfare le aspettative e i desideri del cliente).
E’ un rapporto tra una realizzazione e un’attesa perché esprime il livello di corrispondenza tra le aspettative del cliente e il prodotto/servizio offerto: più le aspettative e il prodotto/servizio si sovrappongono, più questi saranno giudicati prodotti/servizi “di qualità”.

La qualità è customer driven perché i livelli di performance e di conformità sono stabiliti dai clienti e i clienti sono i soli deputati a valutare il livello di qualità.
Parafrasando un detto famoso che diceva che “la bellezza è negli occhi di chi la contempla”, potremmo dire che la qualità è negli occhi dei nostri clienti.

Proviamo ora a considerare la qualità dal punto di vista dei clienti e dal punto di vista delle organizzazioni e vediamo cosa cambia.
Se guardiamo la qualità dal punto di vista dei clienti è:

  • design, sensazioni comunicate dal prodotto, affidabilità, ecc.
  • valore (qualità rapportata al prezzo pagato per il prodotto/servizio)

Se guardiamo la qualità dal punto di vista delle organizzazioni è:

  • conformità ai requisiti
  • un costo (costi di prevenzione, costi per controlli, costi dovuti a prodotti difettosi, costi per la gestione della garanzia, ecc)

La percezione della qualità è, dunque, multidimensionale e può dipendere dalla natura del prodotto/servizio, dal contesto di riferimento (ciò che in un determinato contesto viene considerato di qualità può essere considerato di scarsa qualità in un contesto diverso o da un’altra persona), dalle aspettative, dalla percezione (basata sulle conoscenze specifiche del prodotto/servizio, sui convincimenti, sui valori, sulle emozioni, sulle informazioni raccolte attraverso la pubblicità i media, gli amici), dai bisogni al momento della valutazione, ecc.

David Garvin nel 1987 individuò 8 componenti della qualità:

  • la prestazione (il prodotto fa il lavoro richiesto?)
  • l’affidabilità (con quale frequenza il prodotto si guasta?)
  • la durata
  • la manutenibilità (la manutenzione può essere fatta facilmente, in tempi brevi e con costi bassi? Come funziona il servizio post-vendita?)
  • gli aspetti formali (come si presenta il prodotto, ha un aspetto gradevole o un design superato? E’ confezionato in modo accattivante?)
  • la funzionalità (cosa fa il prodotto? Si installa facilmente?)
  • la qualità percepita (qual è la reputazione dell’azienda fornitrice? Quanto devo aspettare perché il prodotto mi venga consegnato? La persona con la quale ho parlato al telefono è stata gentile? È stato fatto un corso di formazione per l’utilizzo del prodotto? Il manuale che è stato fornito col prodotto è chiaro?)
  • la conformità alle norme (c’è aderenza alle specifiche? Il prodotto è sicuro? Il fornitore è stato capace di comprendere ed interpretare secondo le normative i desideri del cliente? Esistono delle garanzie?

La qualità, dunque, è il punto di incontro tra diverse esigenze che possono ricondursi principalmente a tre:

  • l’efficacia (la qualità del prodotto/servizio)
  • l’efficienza (il contenimento dei costi e dei tempi)
  • l’elasticità (la risposta al cambiamento)

E all’interno delle organizzazioni? Come si riconosce se un’organizzazione lavora in qualità?
Polemicamente, potremmo sostenere che non c’è qualità se manca anche uno solo di questi fattori:

  • voglia e capacità di cambiare per tenere il passo del progresso
  • capacità di cambiare rapidamente
  • etica
  • motivazione

Proviamo a farci delle semplici domande:

  • abbiamo cambiato qualcosa nel nostro modo di lavorare nell’ultimo mese? E negli ultimi tre mesi?
  • C’è spirito di collaborazione nella nostra organizzazione?
  • Lavoriamo tutti insieme con un obiettivo comune?
  • Riusciamo anche a divertirci mentre lavoriamo?
  • Siamo orgogliosi di lavorare all’interno della nostra organizzazione?
  • Ci sentiamo tutti responsabili per i successi e gli insuccessi dell’organizzazione?

Se avete risposto no a queste domande, allora si è sicuramente presentata la giusta occasione per iniziare a lavorare in un’ottica di Qualità!.

Fonte: www.qualitiamo.com

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Credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro

L’articolo 120 del DL Rilancio ha introdotto un credito d’imposta per gli interventi e gli investimenti necessari per far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del Covid-19.

L’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 20/E ha chiarito che possono beneficiare del credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico, le associazioni, le fondazioni e gli altri enti privati, compresi gli enti del Terzo settore.

L’ammontare del credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro corrisponde al 60 per cento delle spese ammissibili sostenute nel 2020 per un massimo di 80.000 euro.

Tale limite massimo è riferito all’importo delle spese ammissibili e, dunque, l’ammontare del credito non può superare il limite di 48.000 euro.

Il bonus è riconosciuto in relazione alle spese sostenute nel 2020 per:

– la realizzazione delle modifiche necessarie al rispetto delle prescrizioni sanitarie per il contenimento del virus (in particolare di carattere edilizio, come il rifacimento di spogliatoi e la realizzazione di spazi idonei, e per l’acquisto di acquisto di arredi che garantiscano le norme sanitarie). Secondo quanto chiarito nella circolare n. 20/E/2020) tali interventi devono essere stati prescritti da disposizioni normative o previsti dalle linee guida per le riaperture delle attività elaborate da amministrazioni centrali, enti territoriali e locali, associazioni di categoria e ordini professionali;

– gli investimenti per attività innovative, tra cui quelli relativi allo sviluppo o all’acquisto di strumenti e tecnologie necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa e per l’acquisto termoscanner. Rientrano nell’agevolazione i programmi software, i sistemi di videoconferenza, quelli per la sicurezza della connessione, nonché gli investimenti necessari per consentire lo svolgimento dell’attività lavorativa in smart working (Agenzia delle Entrate, circolare n. 20/E/2020).

Il credito di imposta:

– è utilizzabile in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del D.Lgs. n. 241/1997, tramite modello F24 da presentare esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate (il codice tributo da utilizzare verrà istituito con Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate). La compensazione è possibile dal giorno lavorativo successivo alla presentazione all’Agenzia delle Entrate della comunicazione per accedere al credito di imposta e comunque non prima del 1° gennaio 2021;

– può essere ceduto, anche parzialmente, ad altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari, con facoltà di successiva cessione del credito. L’opzione deve essere effettuata esclusivamente a cura del soggetto cedente con le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate (secondo le modalità definite con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate n. 259854/2020).

Per maggiori informazioni circa la modalità di accesso alla misura non esitare a contattarci!

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Perché è importante avere la Certificazione ISO 9001?

Oggi vogliamo fare una riflessione circa un argomento che potrebbe apparire scontato e banale eppure vale la pena soffermarsi sul quesito che in molti si pongono…

Perché è importante la certificazione qualità ISO 9001? I consumatori vogliono la Qualità.  Sì, proprio così. È sinonimo di garanzia, fiducia e di una esperienza di acquisto felice. Un consumatore diventa cliente solo quando si fida realmente di un’impresa e della qualità dei suoi servizi/prodotti, tanto da decidere di non comprare dalla concorrenza. 

Come fanno le aziende a garantire la Qualità ai propri clienti?

A livello internazionale esiste una norma standardizzata sui Sistemi di Gestione della Qualità (SGQ) aziendali che definisce i requisiti da rispettare per le organizzazioni che vogliono raggiungere la certificazione qualità Iso 9001 secondo criteri comuni e condivisi.

La norma in questione è la ISO 9001. Sotto forma di principi generici e non come rigide  regole sul modo di produrre, fornisce i requisiti minimi che tutte le attività dovrebbero soddisfare per essere definite “di qualità”.

Per questo può essere applicata a ogni tipo di organizzazione, pubblica o privata, di grandi o piccole dimensioni e soprattutto di qualsiasi settore.

Il suo obiettivo è quello di aiutare le attività a migliorarsi da un punto di vista organizzativo e qualitativo basandosi sull’approccio per processi (si vede l’impresa come un insieme di processi da coordinare) per il raggiungimento della Customer Satisfaction, la soddisfazione dei clienti.

Grazie all’adozione di un sistema di gestione qualità secondo la norma di certificazione ISO 9001 sarà possibile:

  • Definire il contesto aziendale, le parti interessate e le loro aspettative. Punto fondamentale per avere la capacità di individuare i requisiti applicabili e definire coerentemente obbiettivi ed indicatori misurabili;
  • Approcciare a tutte le fasi di processo attuando i principi del risk management. Definendo e prevenendo pro attivamente i pericoli che possono impattare sul raggiungimento degli obbiettivi;
  • Monitorare continuamente il proprio operato in ogni processo;
  • Valutare con metodologie precise i risultati ottenuti tramite dati ed evidenze;
  • Migliorare la partecipazione, la competenza e la consapevolezza di tutte le risorse umane impiegate nei processi;
  • Confrontare i propri dati con quelli dei competitors;
  • Aumentare la soddisfazione dei clienti;
  • Migliorare la capacità produttiva riducendo le inefficienze;
  • Migliorare la reputazione aziendale.

Il Sistema di Gestione Qualità e la Certificazione ISO 9001

Avere un Sistema di Gestione della Qualità basato sulla norma di certificazione ISO 9001 ha molti vantaggi per l’impresa. Ecco i più importanti:

  1. Più trasparenza, visibilità e competitività nel mercato;
  2. Accesso a bandi e gare pubblici specifici dove è richiesta la certificazione;
  3. Analisi e controllo dei processi interni all’organizzazione applicando il principio del rischio;
  4. Capacità di individuare e soddisfare i requisiti e bisogni dei clienti;
  5. Maggiore produttività, redditività ed efficienza organizzativa;
  6. Risparmio di tempo, denaro e risorse, ovvero una riduzione degli sprechi e delle inefficienze;
  7. Migliorare i processi di qualifica aziendale;
  8. Coinvolgimento della forza lavoro in una nuova cultura aziendale del continuo miglioramento.

Non esiste un unico Sistema di Gestione della Qualità che si può implementare allo stesso modo ad ogni impresa.

La ISO 9001 vuole essere una linea guida standardizzata ma flessibile verso il miglioramento sul lungo termine delle organizzazioni.

Se un’attività vuole essere di qualità certificata, deve trovare il modo migliore per adattare a sé la norma ISO 9001.

Fonte: www.nellanotizia.net

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Lead Auditor UNI EN ISO 9001:2015

Corso formativo

TÜV AUSTRIA ITALIA tramite il Centro Formazione Accreditato Partner S.r.l., in partnership con il team DEEP BUSINESS della PcAlive Consulting S.r.l. organizza il corso di formazione abilitante “delle 40 ore” per LEAD AUDITOR ISO 9001:2015 rivolto a valutatori di Sistemi di Gestione per la qualità ISO 9001, consulenti e dipendenti operanti in area Qualità.

Obiettivi del corso

Il corso fornisce informazioni e metodologie sulle modalità di conduzione degli Audit di parte terza per la valutazione dei Sistemi di Gestione della Qualità secondo la Norma UNI EN ISO 9001:2015.

Destinatari

Il corso è indirizzato a chi intende operare nelle Organizzazioni che implementano Sistemi di Gestione per la Qualità, sia come professionista che come dipendente. E’ inoltre essenziale per chi intende svolgere attività di Auditor ISO 9001:2015 per conto di un Organismo di Certificazione, ma anche per attività di Auditing presso sub-appaltatori e fornitori su commissione.

Contenuti e durata

Il corso è strutturato in 4 Moduli per una durata complessiva di 40 ore e sarà erogato in modalità da remoto.

Termine iscrizioni e inizio corso

Il termine ultimo per l’iscrizione è il 21/02/2021.

L’inizio del corso è previsto per Marzo 2021.

Ulteriori informazioni e contatti

Per ulteriori informazioni è possibile scriverci all’indirizzo mail: info@deepbusiness.it o contattarci telefonicamente al numero 06 92935291.

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Credito d’imposta sanificazione Covid 19

Agevolato l’acquisto di mascherine, barriere protettive e non solo

Con il decreto Liquidità si amplia il novero delle tipologie di spese ammesse al credito d’imposta per le spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro, attribuito agli esercenti attività d’impresa, arte o professione. Nello specifico, è ammissibile anche l’acquisto di dispositivi di protezione individuale compresi mascherine chirurgiche (Ffp2 e Ffp3), guanti, visiere di protezione e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari. Agevolato inoltre l’acquisto dei dispositivi di sicurezza idonei a proteggere i lavoratori quali, ad esempio, barriere e pannelli protettivi. L’incentivo è attribuito, fino ad un massimo di 20mila euro per ciascun beneficiario, nella misura del 50% delle spese sostenute nel periodo d’imposta 2020.

Il credito d’imposta per la sanificazione degli ambienti produttivi, destinato alle imprese di tutte le dimensioni, amplia il sostegno all’acquisto di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale. A prevedere l’ampliamento del bonus è il decreto Liquidità (D.L. n. 23 del 2020). Il credito d’imposta non dovrà essere utilizzato esclusivamente a sostegno di interventi di sanificazione, ma potrà essere utilizzato anche per acquistare dispositivi per aumentare la sicurezza dei lavoratori in risposta all’emergenza Coronavirus (Covid-19). La misura si affianca a quella che prevede incentivi alle imprese per la riconversione dei cicli produttivi per produrre prodotti sanitari e di protezione alle persone. In quel caso, il bando è gestito da Invitalia e mira a portare in Italia produzioni i cui approvvigionamenti stanno diventando fondamentali per tutti gli Stati.

Cosa prevede il decreto Liquidità

Il nuovo decreto legge riscrive, ampliandolo, il credito d’imposta per le spese di sanificazione, originariamente introdotto dall’articolo 64 del decreto Cura Italia (D.L. n. 18/2020), e tuttora non ancora entrato in operatività in quanto non è stato pubblicato il decreto ministeriale che fornisca le indicazioni di attuazione. La prima modifica riguarda il nome dell’agevolazione che diventa “credito d’imposta per le spese di sanificazione e per l’acquisto di dispositivi di protezione nei luoghi di lavoro”. Già da questo, è chiaro l’intento di ampliare il parco delle spese ammissibili all’agevolazione.

Il credito d’imposta mantiene il fine di incentivare la sanificazione degli ambienti di lavoro, ma aggiunge l’acquisto di attrezzature volte a evitare il contagio del virus COVID-19 nei luoghi di lavoro. Il credito d’imposta per le spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro, nonché per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e altri dispositivi di sicurezza atti a proteggere i lavoratori dall’esposizione accidentale ad agenti biologici, spetterà ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione. In particolare, la disposizione estende le tipologie di spese ammesse al bonus includendo quelle relative all’acquisto di dispositivi di protezione individuale quali, ad esempio, mascherine chirurgiche, Ffp2 e Ffp3, guanti, visiere di protezione e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari. Inoltre, l’agevolazione è estesa all’acquisto e all’installazione di altri dispositivi di sicurezza quali, ad esempio, barriere e pannelli protettivi. Sono, inoltre, compresi i detergenti mani e i disinfettanti.

Entità dell’agevolazione

L’incentivo è attribuito, fino ad un massimo di 20 mila euro per ciascun beneficiario, nella misura del 50% delle spese sostenute nel periodo d’imposta 2020. Il credito d’imposta è riconosciuto nel limite complessivo di spesa pari a 50 milioni di euro per l’anno 2020. Il tetto di spesa fa capire che l’agevolazione non sarà automaticamente concessa a tutti quelli che ne avrebbero diritto per requisiti soggettivi e oggettivi.

Tuttavia, né il decreto Cura Italia né il decreto Liquidità, che ne ha esteso l’operatività, forniscono anticipazioni su come sarà gestito tale tetto di spesa. La normativa rimanda infatti ad un decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, da adottare entro la metà di aprile 2020, con cui saranno stabiliti i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del credito d’imposta anche al fine di assicurare il rispetto del limite di spesa.

Le ipotesi più comuni sono quelle di ricorrere a un click-day, premiando quindi i più rapidi a prenotare i fondi e lasciando a bocca asciutta le imprese che non si dimostreranno rapide nella procedura informatica, oppure ricorrere a un riparto dei fondi tra tutti coloro che ne faranno richiesta e risulteranno ammissibili all’incentivo, rischiando però di ridurre sensibilmente l’incentivo spettante a ciascuno, laddove le richieste dovessero superare di molto le risorse finanziarie stanziate.

Cumulabilità

La possibilità di cumulare il credito d’imposta con la quasi totalità degli altri aiuti alle imprese in vigore e di prossima uscita potrebbe essere determinata dal fatto che la nuova agevolazione si dovrebbe caratterizzare, in analogia al credito d’imposta per investimenti introdotto dalla legge di Bilancio 2020, per essere una misura generale di politica economica, in quanto rivolta potenzialmente a tutte le imprese indistintamente.

Sarebbe in questo caso un’agevolazione costituente misura generale è potenzialmente cumulabile con altri incentivi (fiscali o di altra natura) che si qualifichino a loro volta come misure generali, oppure che si qualifichino come aiuti di Stato. L’unica eccezione emerge qualora sia la stessa legge istitutiva della misura generale a prevedere il contrario o a porre limiti massimi di cumulabilità, fatto che non emerge nei due decreti legge, che si sono occupati del credito d’imposta per la sanificazione. Il vincolo che rimane pertanto legato a verifiche sulle altre eventuali agevolazioni che l’impresa intendesse cumulare.

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Camera di Commercio di Avellino – Bando Covid 19

Al via il Bando di contributi 2020 per l’adozione in azienda di misure di sicurezza anti-contagio da covid-19

La Camera di Commercio di Avellino concede contributi alle PMI della provincia per l’adozione in azienda di misure di contrasto alla diffusione del coronavirus, per supportare le imprese irpine nei processi di organizzazione aziendale per la ripresa in sicurezza delle attività nella fase due dell’emergenza sanitaria, tutelando la salute dei lavoratori e dei cittadini, al fine di salvaguardare l’operatività delle imprese ed il mantenimento dei livelli occupazionali .

Il contributo accordato a ciascuna impresa richiedente sarà pari al 50% delle spese ammissibili, fino ad un massimo di euro 2.000,00 (duemila euro). Lo stanziamento destinato al bando è pari a 100 mila euro.

Sono ammissibili le seguenti spese sostenute (fatture emesse) antecedentemente l’invio della domanda a partire dal 31 gennaio 2020 in considerazione della dichiarazione di emergenza sanitaria adottata con delibera del Consiglio dei ministri n. 27/2020, prevedendo la cumulabilità delle diverse spese e fissando dei massimali per ciascuna tipologia:

a) aggiornamento del Documento Unico di Valutazione dei Rischi aziendali (ex art. 17 e 28 D.L. 81/2008) e del Documento Unico di Valutazione da Rischi da Interferenze (ex art. 26 D.L. 81/2008);

b) servizi e dispositivi per la sanificazione dei locali aziendali, ambienti di lavoro, spazi comuni, postazioni e attrezzature;

c) acquisto di dispositivi di protezione individuale(mascherine, guanti, occhiali, tute, cuffie, camici, ecc), dispenser e gel igienizzante, dispositivi per la misurazione a distanza della temperatura corporea;

d) installazione di barriere, divisori, ecc negli ambienti di lavoro (es. in plexiglass o altro materiale di pari utilità) per garantire la distanza necessaria e la sicurezza di addetti, fornitori, clienti, ecc

La domanda di contributo dovrà essere presentata –  a partire dalle ore 9.00 del 4 maggio 2020 e fino al 30 settembre 2020 – salvo chiusura anticipata per esaurimento fondo – esclusivamente per via telematica attraverso la piattaforma Telemaco https://webtelemaco.infocamere.it/newt/public.htm

Per informazioni di qualsiasi tipo, relative a questo bando o all’invio della pratica telematica di contributo, si prega di contattare la CCIAA di Avellino solo ed esclusivamente via e-mail a questo indirizzo: promozione@av.camcom.it

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Impresa Sicura

Al via i rimborsi per le imprese che hanno acquistato DPI

Al via Impresa SIcura, il nuovo bando attivato da Invitalia che punta a sostenere la continuità, in sicurezza, dei processi produttivi delle imprese di qualunque dimensione, operanti in Italia. 

Il bando consente di ottenere il rimborso delle spese sostenute dalle aziende per l’acquisto di dispositivi ed altri strumenti di protezione individuale finalizzati al contenimento e il contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19. 

Sono 50 milioni di euro le risorse disponibili (fondi Inail, art 43.1 DL Cura Italia del 17 marzo 2020). 

Impresa SIcura rimborsa l’acquisto di: mascherine filtranti, chirurgiche, FFP1, FFP2 e FFP3; guanti in lattice, in vinile e in nitrile; dispositivi per protezione oculare; indumenti di protezione quali tute e/o camici; calzari e/o sovrascarpe; cuffie e/o copricapi; dispositivi per la rilevazione della temperatura corporea; detergenti e soluzioni disinfettanti/antisettici. 

L’importo massimo rimborsabile è di 500 euro per ciascun addetto dell’impresa richiedente e fino a 150mila euro per impresa.

Il bando di Invitalia prevede 3 fasi:

  1. Le imprese interessate dovranno inviare la prenotazione del rimborso dall’11 al 18 maggio 2020, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 18.00. attraverso uno sportello informatico dedicato, raggiungibile dal sito di Invitalia.
  2. Sempre sul sito dell’agenzia, seguirà la pubblicazione dell’elenco, in ordine cronologico di arrivo, delle imprese ammesse alla presentazione della domanda di rimborso.
  3. La domanda potrà essere compilata dalle ore 10.00 del 26 maggio alle ore 17.00 dell’11 giugno 2020 sempre attraverso procedura informatica.

I rimborsi verranno effettuati entro il mese di giugno.

Contattaci per i dettagli.

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Alla ricerca della Mascherina…. CERTIFICATA

Deep Business a poco dalla sua nascita si è trovata a confrontarsi con uno scenario davvero tanto diverso da quello degli anni precedenti.

Nella natura di Deep Business è radicato il principio di strategia di impresa volto a cogliere, valutare ed interpretare le mutazioni del mondo esterno per individuare le misure e le attività più adatte ad affrontare le difficoltà del mondo Commerciale e Produttivo.

Abbiamo sentito forte la chiamata ad urgenti elaborazioni e ricerche per far fronte a questo scenario così tanto diverso.

Molte aziende hanno voluto rispondere alla preghiera della stato di convertirsi alla produzione delle così necessarie protezioni anti COVID, in particolare mascherine chirurgiche, mascherine FFP e visiere, oltre che a tutte le ingegnerie possibili per produrre respiratori e apparecchi di supporto ai pazienti.

Ci hanno richiesto di supportarle nell’attivazione dei protocolli di certificazione per mascherine da prodursi, secondo le linee guida straordinarie previste dal governo.

Prontamente, nello scorso mese abbiamo messo a punto il nuovo protocollo di CERTIFICAZIONE MASCHERINE CHIRURGICHE in conformità alle normative richieste dall’Istituto Superiore di Sanità.

Ce l’abbiamo fatta.

MASCHERINE CHIRURGICHE

Ma non era abbastanza.

Abbiamo approntato tutto il protocollo di certificazione ed omologazione per mascherine di livello FFP (1,2 e 3)

MASCHERINE FFP1/2/3

E’ una grande soddisfazione per la nostra squadra aver portato a conclusione questa importante e complessa attività.

Stiamo lavorando con tutta la grinta e la celerità per non lasciare nessuno indietro.

#INSIEMECELAFAREMO

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Certificazione Mascherine FFP1/2/3

UNI EN 149:2009

I facciali filtranti (mascherine FFP1, FFP2 e FFP3) sono utilizzati in ambiente ospedaliero e assistenziale per proteggere l’utilizzatore da agenti esterni (anche da trasmissione di infezioni da goccioline e aerosol), sono certificati ai sensi di quanto previsto dal D.lgs. n. 475/1992 e sulla base di norme tecniche armonizzate.

La norma tecnica UNI EN 149:2009 specifica i requisiti minimi per le semimaschere filtranti antipolvere, utilizzate come dispositivi di protezione delle vie respiratorie (denominati FFP1 FFP2 e FFP3), ai fini di garantirne le caratteristiche di efficienza, traspirabilità, stabilità della struttura attraverso prove e test tecnici.

La EN 149:2001 è stata sostituita da Luglio 2009 dalla versione aggiornata EN 149:2001+A1:2009 (EN 149+A1). Entro 12 mesi dalla pubblicazione della EN 149+A1, tutti i respiratori commercializzati dovranno essere testati secondo i requisiti dello standard aggiornato e quindi ri-approvati secondo la Direttiva Europea sui DPI.
La EN149+A1 ha introdotto due nuove classificazioni in relazione all’utilizzo del prodotto.
Modifiche introdotte dalla EN 149:2001+A1:2009
Questa nuova classificazione comporta modifiche e nuovi requisiti prestazionali. I test introdotti hanno in parte lo scopo di dare all’utilizzatore ulteriore fiducia sull’efficacia dei respiratori, assicurando una protezione delle vie respiratorie continuata anche in ambienti particolarmente impegnativi. Inoltre, per i respiratori classificati secondo le nuove regole come “riutilizzabili”, di poter ripetere la pulizia, la conservazione e il riutilizzo tra i turni. Le maggiori novità introdotte sono riportate di seguito:

  1. Dispositivi monouso (classificazione e marcatura del prodotto “NR”).
    • Condizionamento climatico a condizioni alterate prima della prova.
    • Nuovo test di efficienza – un prolungamento a lungo termine del precedente test di penetrazione.
    • Test opzionale relativo ai requisiti di intasamento (classificazione e marcatura del prodotto “D”).
    • Esempio di marcatura: EN 149:2001+A1:2009 FFP2 NR D
  2. Dispositivi riutilizzabili (classificazione e marcatura del prodotto “R”)
    • Condizionamento climatico a condizioni alterate prima della prova.
    • Nuovi test di pulizia e igienizzazione del prodotto prima dei test di penetrazione.
    • Nuovo test di efficienza – un prolungamento a lungo termine del precedente test di penetrazione.
    • Nuovo test di conservazione di 24 ore post-esposizione.
    • Nuovo test di penetrazione da ripetere dopo la conservazione.
    • Test obbligatorio relativo ai requisiti di intasamento (classificazione e marcatura del prodotto “D”).
    • Esempio di marcatura: EN 149:2001+A1:2009 FFP3 R D
    La marcatura sul prodotto deve rimanere EN149:2001, ma dovrà obbligatoriamente contenere le informazioni se il prodotto è monouso (NR) o riutilizzabile (R).