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Credito d’imposta sanificazione Covid 19

Agevolato l’acquisto di mascherine, barriere protettive e non solo

Con il decreto Liquidità si amplia il novero delle tipologie di spese ammesse al credito d’imposta per le spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro, attribuito agli esercenti attività d’impresa, arte o professione. Nello specifico, è ammissibile anche l’acquisto di dispositivi di protezione individuale compresi mascherine chirurgiche (Ffp2 e Ffp3), guanti, visiere di protezione e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari. Agevolato inoltre l’acquisto dei dispositivi di sicurezza idonei a proteggere i lavoratori quali, ad esempio, barriere e pannelli protettivi. L’incentivo è attribuito, fino ad un massimo di 20mila euro per ciascun beneficiario, nella misura del 50% delle spese sostenute nel periodo d’imposta 2020.

Il credito d’imposta per la sanificazione degli ambienti produttivi, destinato alle imprese di tutte le dimensioni, amplia il sostegno all’acquisto di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale. A prevedere l’ampliamento del bonus è il decreto Liquidità (D.L. n. 23 del 2020). Il credito d’imposta non dovrà essere utilizzato esclusivamente a sostegno di interventi di sanificazione, ma potrà essere utilizzato anche per acquistare dispositivi per aumentare la sicurezza dei lavoratori in risposta all’emergenza Coronavirus (Covid-19). La misura si affianca a quella che prevede incentivi alle imprese per la riconversione dei cicli produttivi per produrre prodotti sanitari e di protezione alle persone. In quel caso, il bando è gestito da Invitalia e mira a portare in Italia produzioni i cui approvvigionamenti stanno diventando fondamentali per tutti gli Stati.

Cosa prevede il decreto Liquidità

Il nuovo decreto legge riscrive, ampliandolo, il credito d’imposta per le spese di sanificazione, originariamente introdotto dall’articolo 64 del decreto Cura Italia (D.L. n. 18/2020), e tuttora non ancora entrato in operatività in quanto non è stato pubblicato il decreto ministeriale che fornisca le indicazioni di attuazione. La prima modifica riguarda il nome dell’agevolazione che diventa “credito d’imposta per le spese di sanificazione e per l’acquisto di dispositivi di protezione nei luoghi di lavoro”. Già da questo, è chiaro l’intento di ampliare il parco delle spese ammissibili all’agevolazione.

Il credito d’imposta mantiene il fine di incentivare la sanificazione degli ambienti di lavoro, ma aggiunge l’acquisto di attrezzature volte a evitare il contagio del virus COVID-19 nei luoghi di lavoro. Il credito d’imposta per le spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro, nonché per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e altri dispositivi di sicurezza atti a proteggere i lavoratori dall’esposizione accidentale ad agenti biologici, spetterà ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione. In particolare, la disposizione estende le tipologie di spese ammesse al bonus includendo quelle relative all’acquisto di dispositivi di protezione individuale quali, ad esempio, mascherine chirurgiche, Ffp2 e Ffp3, guanti, visiere di protezione e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari. Inoltre, l’agevolazione è estesa all’acquisto e all’installazione di altri dispositivi di sicurezza quali, ad esempio, barriere e pannelli protettivi. Sono, inoltre, compresi i detergenti mani e i disinfettanti.

Entità dell’agevolazione

L’incentivo è attribuito, fino ad un massimo di 20 mila euro per ciascun beneficiario, nella misura del 50% delle spese sostenute nel periodo d’imposta 2020. Il credito d’imposta è riconosciuto nel limite complessivo di spesa pari a 50 milioni di euro per l’anno 2020. Il tetto di spesa fa capire che l’agevolazione non sarà automaticamente concessa a tutti quelli che ne avrebbero diritto per requisiti soggettivi e oggettivi.

Tuttavia, né il decreto Cura Italia né il decreto Liquidità, che ne ha esteso l’operatività, forniscono anticipazioni su come sarà gestito tale tetto di spesa. La normativa rimanda infatti ad un decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, da adottare entro la metà di aprile 2020, con cui saranno stabiliti i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del credito d’imposta anche al fine di assicurare il rispetto del limite di spesa.

Le ipotesi più comuni sono quelle di ricorrere a un click-day, premiando quindi i più rapidi a prenotare i fondi e lasciando a bocca asciutta le imprese che non si dimostreranno rapide nella procedura informatica, oppure ricorrere a un riparto dei fondi tra tutti coloro che ne faranno richiesta e risulteranno ammissibili all’incentivo, rischiando però di ridurre sensibilmente l’incentivo spettante a ciascuno, laddove le richieste dovessero superare di molto le risorse finanziarie stanziate.

Cumulabilità

La possibilità di cumulare il credito d’imposta con la quasi totalità degli altri aiuti alle imprese in vigore e di prossima uscita potrebbe essere determinata dal fatto che la nuova agevolazione si dovrebbe caratterizzare, in analogia al credito d’imposta per investimenti introdotto dalla legge di Bilancio 2020, per essere una misura generale di politica economica, in quanto rivolta potenzialmente a tutte le imprese indistintamente.

Sarebbe in questo caso un’agevolazione costituente misura generale è potenzialmente cumulabile con altri incentivi (fiscali o di altra natura) che si qualifichino a loro volta come misure generali, oppure che si qualifichino come aiuti di Stato. L’unica eccezione emerge qualora sia la stessa legge istitutiva della misura generale a prevedere il contrario o a porre limiti massimi di cumulabilità, fatto che non emerge nei due decreti legge, che si sono occupati del credito d’imposta per la sanificazione. Il vincolo che rimane pertanto legato a verifiche sulle altre eventuali agevolazioni che l’impresa intendesse cumulare.

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Camera di Commercio di Avellino – Bando Covid 19

Al via il Bando di contributi 2020 per l’adozione in azienda di misure di sicurezza anti-contagio da covid-19

La Camera di Commercio di Avellino concede contributi alle PMI della provincia per l’adozione in azienda di misure di contrasto alla diffusione del coronavirus, per supportare le imprese irpine nei processi di organizzazione aziendale per la ripresa in sicurezza delle attività nella fase due dell’emergenza sanitaria, tutelando la salute dei lavoratori e dei cittadini, al fine di salvaguardare l’operatività delle imprese ed il mantenimento dei livelli occupazionali .

Il contributo accordato a ciascuna impresa richiedente sarà pari al 50% delle spese ammissibili, fino ad un massimo di euro 2.000,00 (duemila euro). Lo stanziamento destinato al bando è pari a 100 mila euro.

Sono ammissibili le seguenti spese sostenute (fatture emesse) antecedentemente l’invio della domanda a partire dal 31 gennaio 2020 in considerazione della dichiarazione di emergenza sanitaria adottata con delibera del Consiglio dei ministri n. 27/2020, prevedendo la cumulabilità delle diverse spese e fissando dei massimali per ciascuna tipologia:

a) aggiornamento del Documento Unico di Valutazione dei Rischi aziendali (ex art. 17 e 28 D.L. 81/2008) e del Documento Unico di Valutazione da Rischi da Interferenze (ex art. 26 D.L. 81/2008);

b) servizi e dispositivi per la sanificazione dei locali aziendali, ambienti di lavoro, spazi comuni, postazioni e attrezzature;

c) acquisto di dispositivi di protezione individuale(mascherine, guanti, occhiali, tute, cuffie, camici, ecc), dispenser e gel igienizzante, dispositivi per la misurazione a distanza della temperatura corporea;

d) installazione di barriere, divisori, ecc negli ambienti di lavoro (es. in plexiglass o altro materiale di pari utilità) per garantire la distanza necessaria e la sicurezza di addetti, fornitori, clienti, ecc

La domanda di contributo dovrà essere presentata –  a partire dalle ore 9.00 del 4 maggio 2020 e fino al 30 settembre 2020 – salvo chiusura anticipata per esaurimento fondo – esclusivamente per via telematica attraverso la piattaforma Telemaco https://webtelemaco.infocamere.it/newt/public.htm

Per informazioni di qualsiasi tipo, relative a questo bando o all’invio della pratica telematica di contributo, si prega di contattare la CCIAA di Avellino solo ed esclusivamente via e-mail a questo indirizzo: promozione@av.camcom.it

Forniture NORME ITALIA

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Impresa Sicura

Al via i rimborsi per le imprese che hanno acquistato DPI

Al via Impresa SIcura, il nuovo bando attivato da Invitalia che punta a sostenere la continuità, in sicurezza, dei processi produttivi delle imprese di qualunque dimensione, operanti in Italia. 

Il bando consente di ottenere il rimborso delle spese sostenute dalle aziende per l’acquisto di dispositivi ed altri strumenti di protezione individuale finalizzati al contenimento e il contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19. 

Sono 50 milioni di euro le risorse disponibili (fondi Inail, art 43.1 DL Cura Italia del 17 marzo 2020). 

Impresa SIcura rimborsa l’acquisto di: mascherine filtranti, chirurgiche, FFP1, FFP2 e FFP3; guanti in lattice, in vinile e in nitrile; dispositivi per protezione oculare; indumenti di protezione quali tute e/o camici; calzari e/o sovrascarpe; cuffie e/o copricapi; dispositivi per la rilevazione della temperatura corporea; detergenti e soluzioni disinfettanti/antisettici. 

L’importo massimo rimborsabile è di 500 euro per ciascun addetto dell’impresa richiedente e fino a 150mila euro per impresa.

Il bando di Invitalia prevede 3 fasi:

  1. Le imprese interessate dovranno inviare la prenotazione del rimborso dall’11 al 18 maggio 2020, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 18.00. attraverso uno sportello informatico dedicato, raggiungibile dal sito di Invitalia.
  2. Sempre sul sito dell’agenzia, seguirà la pubblicazione dell’elenco, in ordine cronologico di arrivo, delle imprese ammesse alla presentazione della domanda di rimborso.
  3. La domanda potrà essere compilata dalle ore 10.00 del 26 maggio alle ore 17.00 dell’11 giugno 2020 sempre attraverso procedura informatica.

I rimborsi verranno effettuati entro il mese di giugno.

Contattaci per i dettagli.

Forniture NORME ITALIA

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Alla ricerca della Mascherina…. CERTIFICATA

Deep Business a poco dalla sua nascita si è trovata a confrontarsi con uno scenario davvero tanto diverso da quello degli anni precedenti.

Nella natura di Deep Business è radicato il principio di strategia di impresa volto a cogliere, valutare ed interpretare le mutazioni del mondo esterno per individuare le misure e le attività più adatte ad affrontare le difficoltà del mondo Commerciale e Produttivo.

Abbiamo sentito forte la chiamata ad urgenti elaborazioni e ricerche per far fronte a questo scenario così tanto diverso.

Molte aziende hanno voluto rispondere alla preghiera della stato di convertirsi alla produzione delle così necessarie protezioni anti COVID, in particolare mascherine chirurgiche, mascherine FFP e visiere, oltre che a tutte le ingegnerie possibili per produrre respiratori e apparecchi di supporto ai pazienti.

Ci hanno richiesto di supportarle nell’attivazione dei protocolli di certificazione per mascherine da prodursi, secondo le linee guida straordinarie previste dal governo.

Prontamente, nello scorso mese abbiamo messo a punto il nuovo protocollo di CERTIFICAZIONE MASCHERINE CHIRURGICHE in conformità alle normative richieste dall’Istituto Superiore di Sanità.

Ce l’abbiamo fatta.

MASCHERINE CHIRURGICHE

Ma non era abbastanza.

Abbiamo approntato tutto il protocollo di certificazione ed omologazione per mascherine di livello FFP (1,2 e 3)

MASCHERINE FFP1/2/3

E’ una grande soddisfazione per la nostra squadra aver portato a conclusione questa importante e complessa attività.

Stiamo lavorando con tutta la grinta e la celerità per non lasciare nessuno indietro.

#INSIEMECELAFAREMO

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Certificazione Mascherine FFP1/2/3

UNI EN 149:2009

I facciali filtranti (mascherine FFP1, FFP2 e FFP3) sono utilizzati in ambiente ospedaliero e assistenziale per proteggere l’utilizzatore da agenti esterni (anche da trasmissione di infezioni da goccioline e aerosol), sono certificati ai sensi di quanto previsto dal D.lgs. n. 475/1992 e sulla base di norme tecniche armonizzate.

La norma tecnica UNI EN 149:2009 specifica i requisiti minimi per le semimaschere filtranti antipolvere, utilizzate come dispositivi di protezione delle vie respiratorie (denominati FFP1 FFP2 e FFP3), ai fini di garantirne le caratteristiche di efficienza, traspirabilità, stabilità della struttura attraverso prove e test tecnici.

La EN 149:2001 è stata sostituita da Luglio 2009 dalla versione aggiornata EN 149:2001+A1:2009 (EN 149+A1). Entro 12 mesi dalla pubblicazione della EN 149+A1, tutti i respiratori commercializzati dovranno essere testati secondo i requisiti dello standard aggiornato e quindi ri-approvati secondo la Direttiva Europea sui DPI.
La EN149+A1 ha introdotto due nuove classificazioni in relazione all’utilizzo del prodotto.
Modifiche introdotte dalla EN 149:2001+A1:2009
Questa nuova classificazione comporta modifiche e nuovi requisiti prestazionali. I test introdotti hanno in parte lo scopo di dare all’utilizzatore ulteriore fiducia sull’efficacia dei respiratori, assicurando una protezione delle vie respiratorie continuata anche in ambienti particolarmente impegnativi. Inoltre, per i respiratori classificati secondo le nuove regole come “riutilizzabili”, di poter ripetere la pulizia, la conservazione e il riutilizzo tra i turni. Le maggiori novità introdotte sono riportate di seguito:

  1. Dispositivi monouso (classificazione e marcatura del prodotto “NR”).
    • Condizionamento climatico a condizioni alterate prima della prova.
    • Nuovo test di efficienza – un prolungamento a lungo termine del precedente test di penetrazione.
    • Test opzionale relativo ai requisiti di intasamento (classificazione e marcatura del prodotto “D”).
    • Esempio di marcatura: EN 149:2001+A1:2009 FFP2 NR D
  2. Dispositivi riutilizzabili (classificazione e marcatura del prodotto “R”)
    • Condizionamento climatico a condizioni alterate prima della prova.
    • Nuovi test di pulizia e igienizzazione del prodotto prima dei test di penetrazione.
    • Nuovo test di efficienza – un prolungamento a lungo termine del precedente test di penetrazione.
    • Nuovo test di conservazione di 24 ore post-esposizione.
    • Nuovo test di penetrazione da ripetere dopo la conservazione.
    • Test obbligatorio relativo ai requisiti di intasamento (classificazione e marcatura del prodotto “D”).
    • Esempio di marcatura: EN 149:2001+A1:2009 FFP3 R D
    La marcatura sul prodotto deve rimanere EN149:2001, ma dovrà obbligatoriamente contenere le informazioni se il prodotto è monouso (NR) o riutilizzabile (R).
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Certificazione Mascherine Chirurgiche

UNI EN 14683:2019 e ISO 10993-1:2001

Valutare la biocompatibilità dei dispositivi medici e dei materiali con la ISO 10993-1

Un dispositivo medico o un materiale che viene a contatto con il corpo deve svolgere la funzione prevista senza causare effetti negativi al paziente. Questi possono essere a breve termine (forma acuta) o a lungo termine (forma cronica) con ripercussioni negative sull’organismo. Per questo motivo, i dispositivi medici sono tipicamente soggetti a valutazione biologica e a test di biocompatibilità, al fine di valutare l’interazione tra un dispositivo e i tessuti, cellule o fluidi corporei del paziente.

L’obiettivo principale della valutazione della biocompatibilità di un dispositivo medico è quello di proteggere il paziente da eventuali rischi biologici.

La Valutazione Biologica di Dispositivi Medici in accordo alla ISO 10993-1- Parte 1: Valutazione e test all’interno di un Processo di Gestione del Rischio, è lo standard più utilizzato per valutare la biocompatibilità dei dispositivi medici e dei loro materiali, fornendo un quadro di riferimento per la determinazione dei passaggi appropriati nell’ambito della biocompatibilità per la pianificazione di un valutazione biologica. I test specifici dipendono dal tipo di dispositivo medico o dal materiale e dal suo uso inteso, oltre che dalla natura e dalla durata del contatto tra il dispositivo medico e il corpo. Secondo lo standard, una valutazione degli effetti biologici dell’esposizione di un dispositivo medico o di un materiale nel corpo umano può includere test di citotossicità, sensibilizzazione, irritazione o reattività intracutanea, tossicità sistemica, tossicità subcronica, genotossicità, impiantabilità ed emocompatibilità, etc.

I test di biocompatibilità sono condotti nel rispetto dei principi delle Buone Pratiche di Laboratorio (GLP) e/o in riferimento alla ISO/IEC 17025.

Valutare la resistenza batterica e fisica la UNI EN 14863:2019

I requisiti ed i metodi necessari ad adempiere a tale norma si sintetizzano come di seguito:

a. Efficienza di filtrazione batterica (BFE) – EN 14683:2019

b. Carica biologica (Bioburden – 5 unità) – EN 14683:2019

c. Capacità di protezione dagli schizzi – ISO 22609

d. Pressione differenziale (traspirabilità) – EN 14683:201

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UNI ISO 45001 – TEMPI E MODI PER LA TRANSIZIONE

La norma Uni Iso 45001, che porta il tema della Salute e Sicurezza sul Lavoro (in breve SSL) nel mondo della normazione internazionale, è stata pubblicata il 12 marzo 2018. Si tratta di una nuova norma in quanto, fino al giorno prima della pubblicazione, non esisteva uno standard ISO sul tema Salute e Sicurezza sul Lavoro. Sulla base di questa considerazione tutte le aziende che vogliono dichiararsi conformi alla Uni Iso 45001 dovrebbero intraprendere un nuovo iter di certificazione. Il condizionale è d’obbligo in quanto non si può trascurare il fatto che dal 1999 la Bs Ohsas 18001 ,norma britannica, è di fatto lo standard riconosciuto a livello internazionale per la definizione di un Sistema di Gestione per la SSL.


Nel mondo della normazione internazionale esiste una gerarchia secondo la quale quando ISO pubblica una norma che si sovrappone a uno standard nazionale, quest’ultimo deve essere ritirato. BSI (l’ente normatore britannico), in applicazione di questa regola, ha tempestivamente ritirato la propria norma. Come sempre in questi casi viene definito un periodo transitorio durante il quale i certificati emessi a fronte di una norma ritirata rimangono validi, esattamente come è successo per la Uni En Iso 9001:2008 e la Uni En Iso 14001:2004. La durata di questo periodo transitorio è di tre anni: a partire dal 12 marzo 2021 tutti i certificati riferiti alla Bs Ohsas 18001 perderanno di validità. Per questo motivo, già da ora, tutti i certificati emessi o rinnovati a fronte della Bs Ohsas 18001 hanno scadenza 11 marzo 2021; hanno quindi una validità inferiore ai tre anni “canonici”.


Le regole per la transizione sono state definite da IAF (International Accreditation Forum), l’ente che coordina a livello globale il comportamento degli enti di accreditamento, e valgono per qualsiasi organismo di certificazione che operi sotto accreditamento. La transizione può avvenire in concomitanza con uno degli audit di sorveglianza o di rinnovo pianificati e, per consentire di valutare con attenzione l’applicazione della nuova norma, la durata dell’audit già pianificato deve essere incrementata di almeno un giorno/uomo.


A seguito di conclusione con esito positivo del processo di transizione, verrà emesso un certificato che manterrà la continuità con quello precedente. Per esempio, un’azienda che si è certificata Bs Ohsas 18001 nel dicembre 2012, che ha eseguito l’audit di rinnovo, sempre a fronte della Bs Ohsas 18001, a novembre 2018 otterrà un certificato con scadenza 11/03/2021 (e quindi con una validità inferiore a tre anni). Se nel corso dell’audit di sorveglianza di novembre 2019 provvederà alla transizione, il certificato che otterrà avrà scadenza 30/11/2021, recuperando la validità di tre anni a far data dall’ultimo rinnovo.
Altra informazione importante è che, sempre in applicazione delle regole definite da IAF, a partire da marzo 2020 (un anno prima della scadenza del transitorio), tutti gli audit dovranno essere eseguiti in riferimento alla Uni Iso 45001.
È perciò importante avviare da subito il processo di adeguamento per evitare di essere colti impreparati. L’impressione è che le aziende siano molto sensibili alla novità e che uno standard di livello internazionale (ISO) sia percepito come più rilevante rispetto a una norma nazionale come era la Bs Ohsas 18001. È quindi ragionevole ritenere che, diversamente da quanto successo per Uni En Iso 9001 e Uni En Iso 14001, molte aziende anticiperanno la scadenza eseguendo la transizione già nel 2019.
C’è una differenza fondamentale tra il transitorio da Uni En Iso 9001:2008 a Uni En Iso 9001:2015 e quello da Bs Ohsas 18001 a Uni Iso 45001:2018 nel primo caso di tratta della stessa norma aggiornata, mentre nel secondo cambia la norma di riferimento.


Questo aspetto potrebbe diventare critico nel caso la certificazione fosse un requisito per la partecipazione a gare o, in generale, per la qualifica dei fornitori. Potrebbe cioè accadere che alcune stazioni appaltanti bandiscano gare riconoscendo punteggi aggiuntivi alle aziende in possesso di certificazione Uni Iso 45001 mentre altre lo facciano per le aziende certificate Bs Ohsas 18001. Non da ultimo l’art 30 del D.Lgs. 81/2008 cita la Bs Ohsas 18001 come possibile sistema esimente dalla responsabilità amministrativa ai sensi del D.Lgs. 231/2001. Per questo motivo le aziende che avranno ottenuto l’adeguamento a Uni Iso 45001 potranno chiedere di mantenere in vita il proprio certificato Bs Ohsas 18001 fino alla sua scadenza naturale, in attesa che il legislatore adegui il decreto. Non ci sono quindi scuse per non iniziare, da subito, a studiare la nuova norma e ad adeguare il proprio Sistema di Gestione.

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Nuove stazioni per l’Avellino Rocchetta. D’Amelio: via ai bandi

SI QUALIFICA LA FERROVIA TURISTICA DEI CASTELLI E DEL VINO. La Giunta regionale ha approvato il protocollo d’intesa tra Regione Campania, Rete ferroviaria italiana, Fondazione Fs Italiane, Fs Sistemi urbani e Acamir per il rifacimento delle stazioni. La Presidente del Consiglio Regionale della Campania: «All’agenzia Acamir il compito di bandire il concorso d’idee»

Andranno in cantiere nei prossimi mesi le Nuove stazioni per l’Avellino Rocchetta, la linea ferroviaria storica, recentemente riattivata per scopi turistici.  Lo fa sapere in una nota la Presidente del Consiglio Regionale Rosa D’Amelio, annunciando la «fase due» per il programma di rilancio della tratta. alla luce dell’impegno sancito dalla Giunta Regionale della Campania. «Ancora un passo in avanti verso il definitivo recupero e la valorizzazione della linea ferroviaria turistica Avellino-Lioni-Rocchetta Sant’Antonio. La Giunta regionale ha infatti approvato il protocollo d’intesa tra Regione Campania, Rete ferroviaria italiana, Fondazione Fs Italiane, Fs Sistemi urbani e Acamir per il rifacimento delle stazioni», afferma in un comunicato la presidente del Consiglio Regionale Rosetta D’Amelio, che ricorda il percorso.

Rosetta D’Amelio

UN PERCORSO INIZIATO DUE ANNI FA. «Subito dopo la riapertura totale della storica ferrovia, avvenuta nel maggio 2018, avevo assunto l’impegno alla presenza dei sindaci dei Comuni interessati dalla tratta, assieme al vicepresidente Fulvio Bonavitacola e al consigliere delegato ai Trasporti Luca Cascone, di dare seguito all’investimento compiuto intervenendo sulle principali stazioni ferroviarie, inutilizzate da tempo e inadeguate ad accogliere passeggeri e visitatori», spiega Rosetta D’Amelio.  «Inizia quindi ufficialmente la fase due, nella quale le stazioni ritorneranno a vivere e ad accogliere turisti e appassionati di mobilità dolce, alla scoperta dei paesaggi, della cultura e dell’enogastronomia dei borghi delle aree interne». Per questo motivo, conclude, «a breve l’agenzia regionale Acamir avvierà un concorso di idee, del valore di 400mila euro, per il recupero in chiave turistica delle stazioni ferroviarie lungo le tratte turistiche storiche inserite nel Patto per lo sviluppo». Oltre alle nuove stazioni per l’Avellino Rocchetta, nella nota si segnala che all’interno del programma per la linea ferroviaria Avellino-Rocchetta è previsto un finanziamento anche per la ferrovia turistica del Sannio, la Benevento-Pietrelcina-Boscoredole.

Fonte : NUOVAIRPINIA.IT